Partecipare ad un corso di formazione non è garanzia di apprendimento

Spesso viene posta la domanda Cosa si impara dalla formazione?”.

Quesito lecito perché l’obiettivo di un intervento formativo è quello di ampliare la professionalità delle persone, per cui ci si deve porre il problema di cosa avrà appreso il partecipante al termine di un corso.

Accanto a questa domanda, però, ce n’è un’altra, forse più importante e a volte poco usata se si vuole analizzare meglio i benefici di un progetto di formazione.

La domanda primaria da porsi è: Chi impara dalla formazione?”.

Rispondere a questo interrogativo è utile sia per l’azienda che deve investire, sia per ogni singolo partecipante che viene coinvolto nel progetto ed è co-responsabilizzato dell’efficacia dell’intervento.

È questo il punto da cui partire, perché per apprendere bisogna volerlo.

Il solo fatto di partecipare ad un corso non è assolutamente garanzia di apprendimento.

Infatti, spesso moltissime persone partecipano allo stesso corso con risultati diversi.
Tutte usufruiscono della stessa situazione, vivono la stessa esperienza, le stesse relazioni, le stesse dinamiche, ma il beneficio non è per tutte allo stesso livello. Non tutte scaricano sul terreno i concetti, le tecniche, le informazioni apprese. Certo, possono esserci delle differenze di predisposizione all’apprendimento, ci mancherebbe, ma ciò non sempre spiega risultati molto diversi da persona a persona.

Partendo dal presupposto che il docente/facilitatore abbia le competenze giuste per trasferire conoscenze, motivare e coinvolgere il gruppo, l’apprendimento richiede 4 condizioni essenziali da parte del partecipante:

  1. Volontà di crescere (è la base)
  2. Disponibilità reale (non solo dichiarata) di mettersi in discussione
  3. Consapevolezza che per migliorare si deve uscire dalla propria zona di confort. Ciò comporta un’attenzione particolare alla gestione delle resistenze al cambiamento di comportamenti, abitudini e atteggiamento mentale.
  4. Allenamento costante delle nuove competenze che si vuole sviluppare. Da questo punto di vista è fondamentale strutturare un piano ben definito e acquisire metodo.

Questo è l’aspetto più delicato di ogni intervento formativo.

Condividere con tutti i protagonisti del processo di formazione questi punti è essenziale perché ogni partecipante avverta la propria centralità nel processo di crescita e ne assuma la propria parte di responsabilità. Inoltre, è importante perché la formazione non venga vissuta come un’azione unidirezionale voluta dall’azienda in cui esiste un destinatario con ruolo passivo.

Prima di condividere il “Cosa” con tutti i protagonisti del progetto, bisogna partire dal “Chi” e far crescere questa cultura.

La formazione non è dispensare conoscenze, come non è vivere l’esperienza gratificante e “divertente”, indipendentemente dalla metodologia utilizzata (aula, outdoor, online, blended, ecc).

Non si esaurisce nel momento canonico previsto nel progetto, ma è un percorso che va fatto e sviluppato su un terreno culturale che bisogna nutrire e a cui bisogna condurre ciascun partecipante.

Questa è “la formazione nella formazione” che rappresenta oggi la grande sfida: rendere naturale a tutti la cultura del “Chi”.

Roberto Malavolta
Laureato in Economia e Commercio, da sempre appassionato del mondo dell’impresa, è consulente aziendale e formatore nei processi di Marketing e Organizzazione dal 1992. Ha maturato una lunga esperienza collaborando con molte imprese di diverse dimensioni e appartenenti a vari settori di attività. Affianca gli imprenditori e i responsabili aziendali nell’affrontare i temi legati allo sviluppo sul mercato e all’orientamento al cliente, alla ottimizzazione organizzativa e al miglioramento della professionalità dei collaboratori.