Disimparare: la vera competenza per il lavoro che cambia
Saper disimparare è una competenza che non fa statistica. Non è citata nei diversi studi come necessaria per affrontare il mondo del lavoro oggi. Sfugge in molte analisi. Eppure è la competenza base per rispondere ai forti cambiamenti del nostro tempo e coglierne le opportunità.
Tutte le ricerche sull’evoluzione del mondo del lavoro ci dicono che nei prossimi anni verranno creati tanti nuovi lavori mentre altri scompariranno.
Secondo il Future of Jobs Report del Word Economic Forum del 2025, entro il 2030 saranno creati 170 milioni di nuovi ruoli e persi 92 milioni, con un aumento netto di 78. (Scarica qui il report)
Stiamo assistendo a forti cambiamenti a seguito dei trend globali della tecnologia, dell’economia, della demografia e della transizione ecologica.
Un’evoluzione nel mondo del lavoro che necessita di nuove conoscenze e nuovi approcci.
Non ci si può più basare sulle pur forti competenze tecniche acquisite da anni di lavoro.
Ecco perché diventa cruciale saper evolvere in un contesto di incertezza costante.
In queste situazioni, per imparare occorre saper disimparare.
Disimparare non vuol dire necessariamente cancellare tutte le competenze ed esperienze possedute. Vuol dire saper adattare e rielaborare in modo critico e consapevole quanto già si conosce, in risposta ai cambiamenti in atto che richiedono nuovi approcci.
È un processo.
Questo concetto è facilmente comprensibile e applicabile per le competenze tecniche, quelle verticali, legate al saper fare. Ad esempio, se devo aggiornare la mia conoscenza nell’utilizzo di un software è facilmente intuibile che prima debba rimuovere ciò che non è più valido e poi operare secondo la nuova procedura.
Il discorso diventa più complesso per le competenze trasversali, legate al sapere essere.
Disimparare (per evolvere e aggiornare) il modo di pensare, di porsi, di approcciare le situazioni, relazionarsi con altre persone, giusto per fare degli esempi, non è semplice. È complicato, faticoso, lungo.
Richiede un cambio nel modo di porsi prima di tutto verso sé stessi/e.
Ad esempio, se il mio stile di leadership è basato su un approccio direttivo e di controllo, disimparare potrebbe significare abbandonare la convinzione che solo il controllo stretto porti a risultati, per abbracciare invece una leadership basata sulla fiducia, riconoscendo i benefici della crescita e del coinvolgimento dei collaboratori.
Il punto di partenza è essere innanzitutto consapevoli del contesto e della necessità di evolvere la professionalità.
Allo stesso tempo, occorre essere pronti a mettere in discussione le proprie convinzioni, conoscenze ed esperienze per abbracciare una mentalità aperta, in grado di ridurre o cancellare gli effetti negativi di pregiudizi e di chiusura al cambiamento.
Ci vuole un cambio di prospettiva. Occorrono flessibilità, curiosità, perseveranza.
Qui entrano in gioco le resistenze e gli approcci mentali.
Disimparare ha le sue fondamenta nell’atteggiamento mentale. Parte dalla persona.
Successivamente passa attraverso metodo e allenamento.
Imparare e disimparare sono due facce della stessa medaglia. Vanno insieme.
È un processo articolato, sfidante e potenziante.
Migliora l’autonomia, l’autodeterminazione e la leadership personale, con evidenti risvolti positivi sul benessere al lavoro.
A questo punto, è importante evidenziare che disimparare è una competenza che si può migliorare. Non è statica, ma un muscolo che può essere allenato e potenziato con pratica e costanza.
Aiutare le persone ad acquisire la consapevolezza del contesto e ad abbracciare la mentalità del cambiamento è la grande sfida della formazione oggi.

Collegato a questo, puoi leggere i seguenti articoli presenti nel blog:
–Migliorare la professionalità: la fase della Sperimentazione, che nasce dagli incontri avuti con il personale di diverse aziende in cui sono stati affrontati processi concreti di cambiamento finalizzati a migliorare la professionalità dei/delle partecipanti. Nell’articolo si fa inoltre riferimento agli studi di Carol Dweck.
–Dall’apprendimento individuale all’apprendimento organizzativo, in cui si sottolinea come siano importanti le caratteristiche e la cultura delle singole persone per sviluppare l’apprendimento di una Organizzazione.
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