Condividere è la cosa più bella

articoli Perché la formazione del personale non è più un lusso - 18/9/16
di Dott. Roberto Malavolta

La tecnologia sta cambiando il mondo.
L’intelligenza artificiale si sta sviluppando in maniera esponenziale.
Software che scrivono articoli sostituendo giornalisti, che leggono sentenze sostituendo giovani avvocati, che elaborano diagnosi sostituendo dottori, che propongono prodotti e servizi e facilitano i processi di acquisto dei clienti sostituendo venditori, … e la lista può essere ancora lunga.
Software che non si limitano ad eseguire, ma che apprendono mentre lavorano e che quindi migliorano da soli le loro prestazioni.




Aumenta la quantità di dati in circolazione. Il volume prodotto dalla notte dei tempi al 2009 ha raggiunto gli 0,8 zettabytes (1ZB=1.000 miliardi di gigabyte). Entro la fine del 2016, il traffico globale raggiungerà 6,6 zettabyte (vedi Andrew McAfee e Erik Brynjolfsson).
Aumenta il numero di oggetti interconnessi.
Si abbassa il costo della tecnologia.
Internet ed i social abbattono le barriere geografiche, aumentano la disponibilità delle informazioni e sviluppano la condivisione.
Dal punto di vista economico e sociale il periodo che stiamo vivendo è una vera e propria rivoluzione.
In questo contesto, che fine fanno le competenze professionali acquisite grazie ad anni di esperienza?

I cambiamenti in atto hanno un impatto molto forte sul mondo del lavoro e, in particolare, sulle persone. Sulle competenze che ogni lavoratore (qualsiasi professione e ruolo) ha acquisito nel tempo, su quelle che sono necessarie oggi per svolgere la propria attività e che devono essere sviluppate nei prossimi anni per continuare a dare valore aggiunto.
La tecnologia è sempre più dentro la nostra vita e (questo è il punto centrale) tutto ciò che è codificabile verrà sempre di più svolto dalla macchina.

Come possono quindi le persone reggere e cogliere le opportunità, che comunque sono presenti in questa fase?
La risposta è una sola: attraverso la formazione.

Occorre sviluppare continuamente le proprie competenze, sia tecniche che relazionali. In particolare, queste ultime sono sempre più fondamentali. Abilità di comunicare, comprendere, ascoltare, saper risolvere problemi, essere creativi, entrare in sintonia, essere empatici.
Tutti oggi fanno un lavoro che sarà diverso dopo pochi anni, a differenza dei precedenti periodi in cui si iniziava e si finiva facendo più o meno le stesse cose.
In questo contesto, la formazione non è più un lusso. Non è utile solo per differenziarsi in modo netto, per dare qualcosa di più degli altri, per l’eccellenza, come avveniva 10 anni fa, ma è necessaria anche per poter offrire almeno il minimo al mercato, per rimanere al passo con i tempi.

Proprio perché viviamo questo periodo, la formazione, però, deve prima avere lo scopo di rendere il personale realmente consapevole dei mutamenti in atto e degli impatti sulla propria professionalità.
Deve spiegare perché oggi sono richiesti forti cambiamenti negli atteggiamenti mentali, nei comportamenti e nelle competenze.


Occorre, cioè, spiegare il perché. Bisogna dare una motivazione.
Dove si trova oggi e dove rischia di trovarsi tra 3-5 anni?
E’ necessario dare gli strumenti giusti per saper leggere, interpretare e sapersi collocare all’interno delle trasformazioni in atto.
Inoltre, occorre far sorgere la consapevolezza della necessità di intraprendere e programmare un percorso di crescita professionale per continuare a dare un senso al proprio ruolo. In quale direzione occorre crescere? Dove deve essere tra 3-5 anni? qual è il valore aggiunto che ognuno è chiamato a dare (diverso da quello di oggi) tra 3-5 anni?
Bisogna condividere che oggi la formazione, il miglioramento della propria professionalità, la necessità di “studiare”, di mettersi in gioco, di ampliare la propria visione non è per pochi eletti, che ricoprono posizioni importanti o svolgono alcune professioni, ma è per tutti, a tutti i livelli.

Se il terreno è pronto (=sensibilità e consapevolezza della necessità di sviluppare un percorso di miglioramento) la formazione sulle competenze ha alte possibilità di avere successo.
Questa seconda fase della formazione si concentra sulle conoscenze, abilità e competenze specifiche del ruolo (tecniche + relazionali), per disegnare e mettere in pratica il percorso di miglioramento delineato. Deve essere un cammino condiviso, fissando gli obiettivi e fornendo gli strumenti ed i metodi per affrontare i cambiamenti che ogni processo di crescita comporta.

Naturalmente, perché si abbia successo occorre anche la motivazione a cambiare da parte delle persone e ad affrontare le trasformazioni, abbandonare alcune abitudini, alcuni automatismi.
Bisogna avere la forza di accettare qualche piccolo insuccesso (inevitabile quando si sperimentano nuovi comportamenti) e di non avere il pieno controllo di alcune attività (naturale quando si fanno le cose per la prima volta). Sapere che il cambiamento passa attraverso una fase di sperimentazione, che va affrontata con fiducia e superata.

La formazione deve tendere a tutto ciò. Non può più solo essere tecnica, ma rivolta alla Persona. Non è più un lusso, ma è oggi necessaria per il singolo, per i gruppi di lavoro, per le Organizzazioni.



Condividi: - -

Stampa - Contattaci