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articoli UBUNTU: SI VINCE CON LA SQUADRA - 27/3/13
di Dott. Roberto Malavolta

“Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.
Si ragiona così nelle vostre aziende?
Ubuntu è un termine di origine zulu che esprime un concetto, una filosofia assolutamente fondamentale perché una società, un gruppo, un’azienda possa crescere e prosperare.
“Io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”.
Non conta quanto ognuno di noi possa essere brillante e capace. Per far emergere e moltiplicare le nostre capacità e competenze abbiamo bisogno degli altri.
Questo approccio è ancora più necessario in tempi di grandi cambiamenti come l’attuale. In questa fase occorre unirsi, fare squadra, lasciar perdere gli individualismi, fare in modo che le diversità all’interno dei gruppi costituiscano dei valori aggiunti.
Solo così è possibile ottenere una vera squadra che sia più della somma dei singoli elementi che la compongono.
Con la consapevolezza che ognuno di noi vale attraverso il valore del gruppo, si raggiungono performance eccellenti che assicurano il successo. Si produce un’energia che supera gli standards.
Ciò tradotto in pratica però cosa vuol dire?
Significa che ogni individuo si mette a disposizione della squadra, acquisisce un punto di vista più ampio e di più lungo periodo, allarga la propria mappa mentale e guarda l’obiettivo comune con la consapevolezza che l’eccellente lavoro di squadra migliora e valorizza a sua volta ciascun componente della squadra stessa. La mia competenza è amplificata grazie all’esistenza degli altri, il gruppo valorizza anche me.
Immaginate il leader senza gruppo, l’attaccante senza il difensore, il venditore senza l’amministrativo, il progettista senza il produttivo, il professore senza alunni, il creativo senza il pragmatico, il booking senza la programmazione, il banconista senza cassiera e… l’elenco può durare all’infinito. Ognuno ha bisogno dell’altro e insieme costituiscono una nuova entità, che va oltre ciascuno di essi.
Siamo animali sociali e abbiamo bisogno di spinte psicologiche e degli altri.
In un’era evoluta occorre andare oltre i singoli obiettivi, non sentirsi minacciati dagli altri ritenuti più bravi e preparati, non aver timore di perdere potere, lasciare da parte le invidie, non entrare in competizioni distruttive o concentrarsi prioritariamente sui propri obiettivi di bottega. Occorre eliminare i diversi orticelli che vengono coltivati all’interno dello stesso appezzamento senza una visione d’insieme. Bisogna eliminare le tribù.
Questi comportamenti miopi hanno condotto gruppi di vario genere (aziende, partiti, squadre sportive, nazioni, ecc.) al fallimento.
Questa filosofia non significa per il singolo annullarsi, non è questo il senso.
È, al contrario, un abito mentale, una cultura, un sistema di valori e modi di vedere la realtà in un’ottica più sociale e meno egoistica, dotata di maggiore umanità.
Le aziende che riescono a far assorbire Ubuntu al proprio interno sono più ricettive, più aperte al cambiamento, più disposte a sperimentare e ad accettare gli errori, proprio perché favoriscono un clima ambientale positivo, di massimo confronto e collaborazione, soprattutto in presenza di obiettivi ambiziosi e difficili da raggiungere, che necessitano di punti di vista diversi. Rispetto alle altre hanno il grande vantaggio di incanalare le risorse verso un percorso comune, evitando di sprecarle in conflitti fini a se stessi, lotte ed incomprensioni. Queste aziende sono più creative e più innovative ed hanno la certezza di superare le difficoltà e di crescere nel tempo.



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