Condividere è la cosa più bella

articoli Convinzioni o ipotesi? - 16/12/12
di Dott. Roberto Malavolta

In questo articolo vogliamo evidenziare un errore che spesso facciamo quando ci troviamo di fronte a situazioni che dobbiamo analizzare per prendere delle decisioni.
In teoria, quando ci troviamo in questi casi, dovremmo raccogliere i dati, analizzarli, valutare pro e contro, contestualizzare, decidere e poi agire di conseguenza.

Nella pratica, però, molto spesso ciò non avviene, anzi matura in noi un percorso “al contrario”: decidiamo e poi andiamo a cercare i dati che confermano la nostra teoria.

Certo i ritmi dei tempi odierni, che richiedono velocità di decisione e non permettono titubanze, aiutano questo processo inverso.
Ciò non toglie che comunque si tratta di un grave errore procedurale, determinato dal fatto che spesso ragioniamo per convinzioni.
Ognuno, cioè, ha la sua mappa mentale che rappresenta il proprio territorio di riferimento, fatto di valori, pregiudizi, idee, esperienze, opinioni che fanno vedere il mondo secondo un proprio personale punto di vista. In questo caso, però, non si vede tutto il territorio, ma una parte ristretta (e del tutto soggettiva).
Ciò determina, quindi, che si parte già con la soluzione e poi si va a lavorare per cercare dati che confermano quanto sostenuto.
Sicuramente questo percorso è più rassicurante, ma conduce a decisioni affrettate, parziali, non contestualizzate, spesso inefficaci ed è anche causa nefasta della resistenza al cambiamento.

Per cambiare approccio, invece, occorre porsi dei dubbi sulle proprie convinzioni. Occorre stoppare la decisione già pronta, che esce in automatico, e fare un piccolo esercizio dubitativo, trasformando le convinzioni in ipotesi, in congetture, che devono essere suffragate dai fatti.

Occorre fermarsi a ragionare e non agire in maniera istintiva.
Il percorso di cercare solo conferme alle proprie teorie è un meccanismo mentale che Nassim Taleb nel suo libro “Il Cigno Nero” definisce “empirismo ingenuo” e che, tra l’altro, fa ignorare anche l’esistenza delle “prove silenziose”, ossia di tutti quegli elementi, che, non essendo cercati, individuati ed esaminati, non possono confutare la decisione presa o i risultati dell’analisi effettuata.

Uno dei maggiori allenatori al mondo di pallavolo chiedeva sempre alla sua squadra, nelle occasioni più importanti, di sollevare dei dubbi, di trovare dei punti deboli alle proprie argomentazioni, alle scelte tattiche decise, per poter essere sicuro che la decisione presa fosse frutto di un’analisi completa e coerente.
Un imprenditore di successo nelle riunioni di sviluppo con il suo team proibiva frasi del tipo “ci abbiamo già provato”, “se non l’ha fatto quell’azienda non possiamo farcela noi”, “il mercato non lo accetterà mai” e altre formule simili, di totale chiusura a nuove idee.
Alcune persone considerano un peso eccessivo porsi continuamente delle domande e questo è molto limitante poiché rimanere all’interno del percorso mentale consolidato restringe l’orizzonte ed impedisce lo sviluppo di nuove strade e di soluzioni innovative.
Per poter applicare questo approccio ovviamente occorre essere pronti a mettere in discussione le proprie argomentazioni, con la maturità che ciò non vuol dire mettere in discussione se stessi e la consapevolezza che questo orientamento rappresenta una crescita personale e professionale.



Condividi: - -

Stampa - Contattaci