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articoli Viva gli errori! - 5/7/12
di Dott. Roberto Malavolta

Sbagliare in azienda è un aspetto molto delicato che investe tutti, a tutti i livelli, dal più alto a quello più operativo. C’è un timore di fondo molto forte che spinge le persone ad avere approcci conservativi per evitare errori e fallimenti, che possano comportare una perdita economica, di prestigio, di autorevolezza, ecc.

Però, se riflettiamo bene, non possiamo ottenere grandi successi senza fare errori, non possiamo compiere importanti progressi facendo passi mediocri.

In particolare, in un periodo di forti cambiamenti come l’attuale, sperimentare, rischiando insuccessi, è una prerogativa essenziale per affrontare le sfide in atto. È un passo fondamentale per reinventarsi continuamente.

Qualcuno, in maniera provocatoria, ma che rende bene l’idea, sosteneva “punisci i successi mediocri e premia i grossi errori”.
Infatti, come si può sperare di ottenere un alto tasso di successi senza incorrere in possibili fallimenti?

Le due cose sono correlate. Un tasso pari a zero di fallimenti è garantito solo dalla mancanza totale di sperimentazione (e ciò è molto preoccupante in termini di sviluppo per l’azienda).
Il successo ed il fallimento sono complementari, non sono in contrapposizione. Il successo vive grazie al fallimento e viceversa.
Anche per questo aspetto occorre pensare in termini di TAO (vedi articolo sulla capacità dell’azienda di creare nuovi vantaggi competitivi).

Occorre creare in azienda la cultura dell’errore. Occorre creare un ambiente di sicurezza psicologica che incoraggi la sperimentazione e l’iniziativa, a favore della creatività.
Sicurezza psicologica non vuol dire “sbagliamo, non fa niente e vogliamoci bene lo stesso”. È ovvio che quando si lavora e si fanno delle scelte si deve tendere a fare bene, ma in alcuni casi il fallimento deve essere messo in conto.
Sicurezza psicologica vuol dire far sentire le persone a proprio agio nel condividere con gli altri i propri fallimenti, in un’ottica di crescita comune dell’Organizzazione, che sviluppa in questo modo la sua capacità di apprendere e la “saggezza collettiva” (come l’ha definita Konosuke Matsushita) costruita mettendo insieme il sapere e l’esperienza di ogni membro.

Sicurezza psicologica, secondo Tal Ben Shahar, vuol dire essere sereni nel cadere e rialzarsi, con la consapevolezza che il fallimento è un’occasione di apprendimento.

Creare questa cultura è uno dei compiti del leader.

Ma c’è un limite a questo modo di vedere le cose? Qualsiasi errore deve essere accettato?
Certamente non bisogna passare da un integralismo ad un altro e quindi il limite esiste e riguarda due tipi di errore:
1. quello ripetuto. Se si fa lo stesso sbaglio più volte, naturalmente non è accettabile, perché l’errore serve per crescere. Se si persevera significa che si è rimasti al palo e quindi non può essere ammesso.
2. quello irreparabile. Senza cadere non si impara a camminare per cui i genitori lasciano cadere i propri figli, perché così facendo essi acquisiscono maggiore consapevolezza, ma non li lasciano lanciarsi da un balcone, perché non ci sarebbe più modo di recuperare. Allo stesso modo occorre concedere la libertà di commettere errori, anche importanti, ma quelli che lasciano lo spazio per essere recuperati. Occorre capire dove è possibile permettersi sbagli e quindi considerarli come un’opzione. Per gli altri errori che impattano in modo definitivo su un’Organizzazione è meglio fare tesoro di quelli altrui.

Quindi, viva l’errore quando diventa uno strumento di apprendimento e di sviluppo ed il percorso per la crescita e l’innovazione.



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