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articoli La Trasparenza dei leader e delle organizzazioni - 12/4/10
di Dott. Roberto Malavolta

Molti lodano i valori della sincerità e della franchezza all’interno delle organizzazioni.

Si svolgono molti convegni per parlare di questi temi; spesso però in molte realtà organizzative questi valori sono ignorati, suscitando frustrazione (e anche cinismo) in chi vi lavora.
Ma la trasparenza riguarda anche il rapporto dell’azienda con il mondo esterno: clienti, opinion leader, fornitori e tutti gli stakeholder.

In un mondo in cui grazie ad Internet le informazioni viaggiano in tempo reale da un emisfero all’altro del pianeta, la trasparenza non solo è desiderabile, ma sta diventando inevitabile.

Molti leader tendono ancora a tenere dei segreti o ad evitare il diffondersi delle informazioni, in modo che l’ambiente (interno ed esterno) non ne venga a conoscenza.
Ma oggi non è più possibile.

Una volta poteva capitare che una persona ben informata e credibile, in presenza di situazioni imbarazzanti per una organizzazione si rivolgesse ad un serio giornalista, che avrebbe poi condotto una forte battaglia di informazione e avrebbe dovuto trovare anche qualche media disponibile.
Oggi invece basta inserire notizie e dati in rete e questi viaggiano e si diffondono con la stessa velocità che si impiega a pigiare un tasto del computer.

La crescente visibilità, per quanto imposta, fa parte della nostra vita.
Come esempio, basti pensare ai blog.

Oggi la blogosfera è un mondo animato da milioni di blog, che trasmettono le informazioni con passione.
Essi, più che i media tradizionali, spesso sono di parte, suscitando una forte spinta emotiva e portando le persone a determinati comportamenti. I blog creano forti comunità e senso di appartenenza.

In questo contesto, crediamo che i leader (e le organizzazioni) che avranno successo sono quelli che si sforzeranno e riusciranno ad essere il più possibile trasparenti.

Oltre ad essere un principio morale, diventa, come detto, una necessità, anche se certamente non può esserci una trasparenza assoluta, per tanti motivi. Sarebbe utopistico pensare una cosa del genere.

È proprio così difficile essere trasparenti per un leader e la sua organizzazione?

Tralasciando come motivo quello di essere volontariamente ambigui o, peggio, reticenti in mala fede (come è successo per grandi imprese nazionali e internazionali) possiamo elencare, tra gli altri, i seguenti maggiori ostacoli alla trasparenza ed al flusso di informazioni all’interno delle organizzazioni:

1. L’impulso umano a voler sapere quello che gli altri ignorano. Un errore che spesso i leader/dirigenti commettono è quello di accaparrarsi le informazioni e custodirle gelosamente, impedendone la diffusione all’interno della struttura (più informazioni = a maggiore prestigio).
2. Barriere strutturali o difetti di flusso di informazioni all’interno, a causa di assetti organizzativi non ottimali (che possono provocare analisi sbagliate o incomplete con conseguente errato processo decisionale).
3. La tendenza dei leader a non confrontarsi con i propri collaboratori, giudicando da soli le informazioni e prendendo le conseguenti decisioni. Il rischio è l’eccesso di sicurezza dei capi che tendono a non chiedere (o non accettare) consigli (= dati e informazioni) dai propri collaboratori. Un punto di forza che rischia di diventare un punto di debolezza, perché occorre ricordare che per un capo è necessaria la sicurezza di sé e non la sicurezza di avere sempre ragione.
4. La voglia di essere numero uno e l’alta competitività possono portare le aziende a prassi operative che ostacolano la trasparenza ed il flusso di informazioni verso l’esterno, a tenere segreti alcuni dati per ottenere dei vantaggi economici, di mercato o in termini di prestigio dell’organizzazione o personale. Ma un comportamento del genere porta vantaggi solo nel breve termine.
5. Attenzione al “club esclusivo”. A volte, quando ci sono più persone che detengono il potere in un’organizzazione che sono molto (troppo?) affiatate e allineate su certi valori, succede che ciò determina un ostacolo al confronto e alla circolazione di dati, delle informazioni e dei punti di vista diversi, determinando una visione parziale delle problematiche con conseguenti decisioni errate.
Occorre invece favorire apertamente lo scambio di opinioni, il confronto di tesi diverse, allo scopo di mettere sul tavolo tutte le informazioni prima di procedere all’azione.
Va bene ed è auspicabile l’allineamento, la condivisione dei valori, ma occorre aggiungere la capacità (e la maturità) di mettere in discussione le proprie convinzioni, cercando di allargare le mappe mentali e confrontandosi con spirito costruttivo con chi ha visioni diverse dalle proprie.

Adottare la politica della trasparenza comporta diversi vantaggi:
1. Gli stessi membri appartenenti all’organizzazione potranno agire con più informazioni a disposizione e ciò li porterà a sentirsi più coinvolti e motivati e a prendere decisioni più fondate.
2. Immagine aziendale coerente con le (evolute) aspettative del mercato, dei clienti, del mondo esterno, grazie anche ad una cultura maggiore e al cyberspazio.
3. Un vantaggio sulla concorrenza, mantenendo i clienti e attraendo i migliori collaboratori.
4. Evitare di trovarsi in situazioni imbarazzanti, quali ad esempio quella di scusarsi per qualcosa che era stato tenuto segreto e poi è apparso in rete, con gravi ripercussioni sull’immagine aziendale e sui profitti.

In definitiva, la trasparenza è un segno di salute morale dell’organizzazione, ma come detto, è sempre meno un’opzione, perché imposta dai cambiamenti in atto.

Una considerazione va fatta e riguarda la Fiducia verso il leader o verso l’organizzazione.
Essa si ottiene gradualmente attraverso una serie di comportamenti coerenti, dando l’esempio, assumendo un atteggiamento trasparente e sincero. Non si può infondere fiducia alle persone in modo diretto ed improvviso.

La trasparenza è uno dei presupposti per ottenere fiducia, che è a sua volta fondamentale per motivare i propri collaboratori, i clienti e tutti colori che entrano in contatto con il leader e l’azienda. La fiducia, infine, è fondamentale per tenere unito il gruppo.

Un’ultima osservazione.
Dopo tutto questo discorso sulla trasparenza si potrebbe obiettare che l’etica è solo una bella parola ora sulla bocca di tutti per fare bella figura, visto che continuiamo a leggere notizie di scandali di ogni tipo. L’etica cioè non esiste. La trasparenza è un’utopia.

Certo non sarà assoluta, come già detto in questo articolo, ma qualcuno potrebbe contro-obiettare che oggi molti di questi scandali vengono fuori proprio grazie a come sono cambiati i mezzi di raccolta e di diffusione delle informazioni (= trasparenza imposta). Se non ci fossero i cambiamenti in atto, di molti accadimenti non ne sapremmo un granché.

Forse anche per questo sociologi di grandissimo livello, come ad esempio DE MASI, sostengono che l’etica sarà un fattore vincente nel prossimo futuro, quando la società sarà sempre più una società di servizi e l'affidabilità delle prestazioni costituirà il primo vantaggio competitivo e l'etica dei professionisti costituirà il loro più alto merito.



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