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articoli L’intelligenza Emotiva: gestire le emozioni e lavorare meglio - 2/9/09
di Dott. Roberto Malavolta

La maggior parte delle persone prova una serie di emozioni sia positive che negative nella propria vita quotidiana.
Per esempio, al lavoro:
- Soddisfazione, per aver completato in modo ottimale un progetto;
- Gioia, per essere riusciti a far firmare un contratto importante ad un nuovo cliente;
- Orgoglio, per aver aiutato un collega ad uscire da una difficile situazione;
- Rabbia, nel percepire che il proprio contributo non è apprezzato sufficientemente;
- Frustrazione, nel rendersi conto che i propri suggerimenti sono stati accantonati per sempre;
- Ansia, per non riuscire a rispettare le scadenze prefissate;
- … e tante altre ancora.

Ora, mentre alcuni stati d’animo sono positivi e accrescono il nostro entusiasmo e coinvolgimento, altri sono un eccezionale (e dannoso) freno alla nostra motivazione, con conseguente ripercussione sulla efficacia e sulla efficienza del lavoro.
Come fare a ridurre questi rischi? Come trascorrere il proprio tempo lavorativo con maggiore serenità e, quindi, produttività?

Sviluppando la propria Intelligenza Emotiva , che possiamo definire come “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente, quanto nelle nostre relazioni” .

Questa sensibilità ci permette di gestire le situazioni quotidiane con efficacia, evitando il rischio di rimanere imprigionati da stati emotivi negativi, che si traducono spesso in comportamenti non corretti nei confronti di chi ci sta intorno (clienti, colleghi, collaboratori, ecc.).
Naturalmente questo concetto vale anche per la vita privata.

Essere intelligenti emotivamente facilita la conoscenza di se stessi, delle proprie emozioni, la gestione dei propri stati d’animo, la comprensione delle emozioni altrui, migliora la comunicazione, l’adattabilità e in generale il rapporto con gli altri. Aiuta la gestione del cambiamento, la creazione di squadre vincenti, il raggiungimento di risultati ambiziosi.

Migliora la customer satisfaction, le vendite e riduce i costi.

Essere “prigionieri” invece di stati d’animo negativi, che spesso rischiano di farci perdere di vista la realtà, blocca la collaborazione, la reciproca comprensione, innesca un circolo vizioso in cui l’individuo diventa poco ricettivo, poco motivato e poco aperto al mondo che lo circonda e in cui deve vivere e misurarsi.
Allunga i tempi di realizzazione delle attività, crea incomprensioni che sfociano in non conformità, determina servizi non all’altezza di quanto richiesto dai clienti.

L’intelligenza Emotiva è costituita da 5 aspetti e riguarda due aree dell’Individuo:
1. Personale (intelligenza Intrapersonale)
2. Sociale (Intelligenza Interpersonale)

Di seguito elenchiamo in modo sintetico la struttura della competenza emotiva.

1. L’intelligenza Intrapersonale riguarda i seguenti tre aspetti:

A. Autoconsapevolezza
Cioè la capacità dell’individuo di riconoscere un proprio sentimento nel momento in cui si presenta. Riconoscimento delle proprie emozioni e dei loro effetti. Autovalutazione dei propri punti di forza e dei propri limiti. Fiducia in se stessi.

B. Padronanza di sè
Cioè capacità di dominare i propri stati interiori, i propri umori, i sentimenti e i propri impulsi.

C. Motivazione di se stessi
Cioè avere tendenze emotive che guidano e facilitano il raggiungimento degli obiettivi. Avere iniziativa, ottimismo, spinta alla realizzazione ed impegno.


2. L’intelligenza Interpersonale riguarda i seguenti due aspetti:

D. Empatia
Ovvero la capacità di “capire ciò che gli altri sentono”. Avere la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui. L’empatia comporta la capacità di adottare la prospettiva degli altri, di coltivare fiducia e sintonia emotiva con un’ampia gamma di persone diverse fra loro.

E. Abilità sociali
Ovvero capacità di gestire le emozioni nelle relazioni e saper leggere accuratamente le situazioni e le reti sociali; interagire fluidamente con gli altri; usare queste capacità per persuaderli e guidarli, per ricomporre dispute, per cooperare e lavorare in team.


L’intelligenza Emotiva è di grande aiuto. Immaginiamo quante volte ci è capitato di essere stati “prigionieri” di stati d’animo che ci hanno condotto a comportamenti che non avremmo mai tenuto se avessimo gestito meglio le emozioni in quel momento e che oggi non ripeteremmo se potessimo tornare indietro.

Quante volte non siamo riusciti a dare il meglio di noi stessi perché non pienamente sicuri del nostro valore e delle nostre capacità? O non siamo stati in grado di capire cosa provava la persona (collega, collaboratore o altro) che avevamo a fianco e non abbiamo risolto un problema? O non abbiamo trovato sufficiente motivazione per portare a termine un compito? O non siamo a riusciti a far comprendere e accettare una nostra idea? O abbiamo rovinato rapporti personali con persone alle quali comunque eravamo affezionati?

L’intelligenza emotiva è l’uso corretto delle proprie emozioni, che facilita la sintonia con se stessi e gli altri.
È il faro che aiuta a gestire le situazioni.

Naturalmente l’Intelligenza Emotiva non sostituisce le competenze tecniche e le conoscenze dell’Individuo, anzi, aiuta la persona a valorizzarle appieno e ad esprimere tutto il potenziale di cui è in possesso. Soprattutto oggi che il mercato impone cambiamenti all’azienda e a tutti coloro che operano al suo interno, in ogni ruolo, ed il lavoro è diventato più complesso.

Ciò che è importante sottolineare è che il nostro livello di Intelligenza Emotiva non è dato dalla nascita o appreso nei primi anni di infanzia, ma dagli studi effettuati emerge che è in larga misura appresa e continua a svilupparsi durante tutta la vita, via via che impariamo dall’esperienza; la nostra competenza in questo campo continua a migliorare. Non è un tratto distintivo che si possiede oppure no.

Come tutte le competenze, però, essa va allenata .

Ed è bene farlo, perché, come scrive Daniel Goleman (da “Lavorare con Intelligenza Emotiva – Bur Saggi, pag. 37), “quando sfuggono al controllo, le emozioni possono rendere stupidi individui intelligenti”.



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