Condividere è la cosa più bella

articoli Formazione a Distanza: la nuova panacea per lo sviluppo delle competenze? - 31/5/20
di Dott. Roberto Malavolta

In questi mesi di lockdown in molti abbiamo sperimentato corsi a distanza, strutturati attraverso diverse modalità: incontri in aule virtuali con più partecipanti o singoli destinatari, webinar, lezioni registrate e altro ancora.
Lo abbiamo fatto collegandoci con professionisti che si trovavano nella stessa città o nazione, ma anche con persone localizzate in altri continenti come se fossero nella stanza accanto.


L’emergenza ha fatto fare a tutti un salto in avanti di diversi anni nella conoscenza e utilizzo della tecnologia per formare e formarsi.
Tutti siamo diventati più o meno conoscitori di Webex, Skype, Microsoft Teams, Zoom, LifeSize e altre piattaforme dedicate.
Secondo i numeri pubblicati da App Annie, società di analisi di dati web e mobile, nella settimana dal 15 al 21 marzo 2020, che coincide all’incirca con l’inizio del lockdown, in Italia si sono registrati 62 milioni di download di app di videoconferenza, circa il 45% in più rispetto alla settimana precedente.

Dal lato dell’offerta formativa c’è stata una massa enorme di contenuti distribuiti gratuitamente a più livelli e di diverso spessore e spesso con finalità diverse: per farsi conoscere, aumentare la notorietà e il prestigio, per promuovere e poi vendere il proprio servizio attivando in modo strategico percorsi dedicati fino alla conversione del contatto in cliente, per distribuire semplicemente degli strumenti ed essere utili in un momento di grossa difficoltà, con un intento più sociale.

Dal lato della domanda, allo stesso tempo, c’è stata una ricerca continua di opportunità per confrontarsi, aggiornarsi, crescere. Sicuramente perché molte erano gratuite, perché si è avuto (purtroppo) più tempo a disposizione, ma anche perché nella maggior parte delle persone è emersa la consapevolezza che questo è un cambiamento talmente repentino e di difficile interpretazione che determina la necessità di essere ancora più preparati.

Indubbiamente nella formazione a distanza (FAD) ci sono innumerevoli vantaggi in termini di tempi, costi, libertà di orari, di luoghi, modularità nei contenuti e altro ancora.
In sole poche settimane si sono visti miglioramenti anche nella stessa modalità di gestione dei corsi, con docenti e partecipanti più preparati, incontri più fluidi, maggiore capacità di concentrazione davanti allo schermo. Sono rimasti i problemi strutturali di rete, perché purtroppo le infrastrutture, soprattutto in certe aree del nostro Paese, non sono all’altezza.
Certo la FAD non è una cosa nuova. La novità è nella tecnologia e negli strumenti che esistono oggi.
Già nel 1996 fui responsabile insieme ad altri colleghi dello sviluppo di un progetto di FAD su 10 temi diversi, che sviluppammo tenendo presente tutte le maggiori implicazioni che sono alla base di questa modalità di fruizione (user experience, coinvolgimento, chiarezza dei contenuti, riscontri sull’apprendimento, motivazione del destinatario, ecc.).

C’è, quindi, un grosso entusiasmo da parte di molti verso questo approccio, poiché l’opinione è che faciliti ed acceleri l’acquisizione delle competenze da parte del personale.

E’ così?
La risposta è in un’altra domanda: sì, ma quali competenze?

Il mondo del lavoro stava già cambiando velocemente, ancor prima di questa emergenza. Tecnologia, digitalizzazione, conoscenza condivisa, nuovi modelli di business e tanti altri fattori stavano già mettendo in crisi abitudini e approcci consolidati e storici.
Maggiore velocità, più efficienza, cambiamenti nelle conoscenze e nel modo di vedere le cose erano già il mantra nelle organizzazioni.
L’emergenza determinata dal Covid-19 ha amplificato enormemente tutti questi aspetti, aggiungendo una maggiore incertezza verso il futuro. Il "nuovo" futuro potremmo definirlo, in quanto sicuramente diverso rispetto a quello ipotizzato solo pochi mesi fa.

In questo contesto, le persone quanto sono pronte? O, meglio, quanto riusciranno ad adattarsi così velocemente come richiesto? Quali strumenti occorre mettere in campo per rispondere ai nuovi paradigmi?
Quindi, quali competenze devono essere prioritariamente sviluppate?

Riprendendo l’articolo "La terza competenza fondamentale del personale" pubblicato su questo sito precedentemente, le competenze vengono distinte di solito in tecniche (o specialistiche) e trasversali.
Le prime sono relative alle conoscenze e capacità connesse ad azioni e processi specifici e sono necessarie per affrontare l’aspetto strettamente tecnico del proprio lavoro (es. se mi occupo di progettazione devo conoscere le norme di settore, i metodi, le procedure per effettuare i calcoli, ecc.).
Le seconde sono aspecifiche, legate alle capacità relazionali, diagnostiche e di azione della persona e sono trasversali essendo spendibili in ambiti diversi (es. comunicazione, ascolto, analisi, spirito di iniziativa, ecc.).
All’interno di questa seconda categoria è presente una competenza che consiste nel saper analizzare, comprendere ed interiorizzare il proprio ruolo, il contesto lavorativo e il rapporto tra queste due componenti, in maniera dinamica, cogliendo tutti i cambiamenti nel corso del tempo.
Questa ha un’importanza tale da poter essere considerata una terza competenza del personale, con un peso tutto suo.
Avere una visione ampia, globale, capire l’ambiente di riferimento, le interfacce organizzative, le dinamiche aziendali con i suoi meccanismi e collocare il proprio ruolo all’interno di questo contesto, con un’attenzione costante ai cambiamenti, è la competenza che dà un reale valore aggiunto ai membri di un’organizzazione.

Ecco la grande sfida a cui si trova oggi di fronte la Formazione. Saper rispondere in modo efficace a queste tre aree interconnesse tra loro.

E’ più semplice realizzare corsi on line quando si tratta di sviluppare competenze legate alle conoscenze tecniche. Anzi, questa modalità presenta grandi vantaggi. Non ha più senso oggi far spostare persone da un luogo ad un altro per trasmettere o ascoltare nozioni che possono essere reperite in qualsiasi momento della giornata e in ogni luogo aprendo un normale dispositivo.
Anche simulazioni, calcoli, report e tanti altri contenuti possono essere elaborati a distanza in modo proficuo.
Le nuove tecnologie vengono utilizzate inoltre per interventi di Micro Learning, cioè brevi blocchi di contenuti dedicati a un singolo obiettivo di apprendimento.

Diverso è il discorso della formazione fatta per sviluppare competenze legate alla persona, ai comportamenti, all’atteggiamento mentale, alla cultura.
La FAD può aiutare in alcune fasi, anche per percorsi personalizzati, ma gli interventi in presenza sono essenziali per crescere sotto questi punti di vista.
Una tendenza che si sta sviluppando è quella di interventi brevi, concreti, specifici, ripetuti in un arco temporale lungo all’interno di un percorso strutturato.
La Blended Learning è una soluzione apprezzata da molti, che unisce la formazione on line con quella in presenza.

Oggi quindi le persone possono essere aiutate a crescere attraverso tante strade: "classica" formazione in aula, sempre più interattiva e coinvolgente (aziendale o interaziendale), coaching, mentoring, outdoor learning, FAD live session o no, webinar, soluzioni integrate, per citare le più comuni.

Ma non è lo strumento che fa la differenza. Lo sono gli obiettivi e i contenuti che devono essere condivisi con i partecipanti in base alle necessità delle competenze da sviluppare.
Da questi bisogna partire.
La scelta della metodologia è poi il passo successivo funzionale a facilitare il raggiungimento dell’apprendimento desiderato.


Per ulteriori informazioni per progettare e realizzare corsi di formazione per le tue esigenze puoi scrivere a info@malavoltaconsulting.it



Condividi: - -

Stampa - Contattaci