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articoli L’impresa e la gestione della crisi Covid–19: le tre aree di lavoro - 14/4/20
di Dott. Roberto Malavolta

Questo articolo contiene alcune riflessioni relative all’emergenza che stiamo vivendo, concentrando lo sguardo sulla gestione del momento e sul possibile approccio delle imprese, consapevoli del fatto che sappiamo tutti quanto sia dura. Molto dura.

L’aspetto sanitario è tragico, molte famiglie vivono un vero dramma, e anche il mondo delle imprese sta attraversando una crisi profonda, senza precedenti, con un alto grado di incertezza.
Interi settori sono in ginocchio, pensiamo ad esempio al turismo, alla moda, alla ristorazione, al commercio fisico (quasi tutto), alle auto.
E’ vero anche che, al contrario, altri hanno beneficiato di questa situazione, come il commercio on line, la distribuzione alimentare (ma non tutti i formati dei punti vendita, un particolare che sfugge ai più ), apparecchi medicali, farmaceutico.

In generale, diverse fonti prevedono un PIL 2020 fortemente negativo in Europa. Le previsioni più ottimistiche per l’Italia stimano un calo di circa il 6%, con ovviamente trend negativi dei consumi delle famiglie, degli investimenti, dell’export e dell’occupazione.

Un drastico peggioramento che va ad inserirsi in una situazione economica e sociale per il nostro paese già per niente rosea, con forti acciacchi ancora presenti, derivanti dalla crisi del 2008. Una situazione fotografata molto bene dal rapporto Censis 2019, che possiamo sintetizzare citando la frase “Il grande tradimento: la società ansiosa macerata dalla sfiducia“. Un lavoro che registrava una grande incertezza da parte degli italiani verso il futuro, timori per il posto di lavoro, per la propria sostenibilità finanziaria, per il welfare sociale, per il blocco degli ascensori sociali e una crescente scarsa fiducia negli altri.
Un’analisi dettagliata che conferma e si aggiunge a quella svolta sempre dal Censis per Conad, il maggiore gruppo della distribuzione italiana, in cui veniva evidenziato un calo del potere di acquisto delle famiglie del 6,3% nel periodo 2008–2017.

Come ripartire a livello Paese, quali politiche macro economiche attuare, integrate (speriamo) con quelle di altre nazioni, lo lasciamo decidere a chi è più competente e ne ha le (enormi) responsabilità. Quello che ci auguriamo per il bene delle imprese e delle famiglie italiane è che vengano prese decisioni rapide, eque e lungimiranti.

Noi dobbiamo parlare di azienda e porci il problema di come gestire questa situazione. Perché molte realtà imprenditoriali si trovano dentro ad uno tsunami.
Come agire? Con quale atteggiamento? Con quali strumenti?
Naturalmente la strategia e le azioni della singola impresa non possono prescindere dal contesto che la circonda e dalle politiche che verranno realizzate, soprattutto in queste settimane e nei mesi futuri, ma il singolo destino dipende anche dal proprio approccio.
Questa situazione è una forte minaccia, ma può avere delle opportunità al momento della ripresa, purché ci si arrivi e ci si prepari nel frattempo a coglierle.

Le aree su cui lavorare ora sono principalmente tre.

La prima è naturalmente la gestione del contingente.
In particolare occorre agire per analizzare, comprendere e mettere in sicurezza la situazione economica, finanziaria e patrimoniale derivante dalla crisi. Questo è l’aspetto prioritario.
Bisogna essere molto accurati, fare un punto ed una proiezione per i mesi successivi formulando ipotesi diverse, tra cui la peggiore. Occorre esaminare la capacità di tenuta finanziaria dell’azienda e assicurarne la liquidità.
Soprattutto per quelle imprese per le quali il fatturato è passato da 100 a 0 in un giorno, con i costi fissi che comunque ci sono e le uscite derivanti da precedenti impegni da rispettare.
Servono poco le sospensioni dei pagamenti di qualche settimana di fronte al blocco totale delle entrate per diversi mesi. Per alcuni settori, come quello della moda, il rischio è di saltare più stagioni. Anche per alcuni rami del turismo si può ipotizzare tutto fermo per l’intero 2020.

Un ruolo importante in questa fase è anche la gestione dei rapporti commerciali in essere. I contratti possono essere sospesi? Riprenderanno regolarmente ad emergenza finita o si sono perse delle vendite che non torneranno più (in alcuni settori purtroppo è così )? Possiamo posticipare la nostra prestazione? I clienti, nel frattempo, hanno scelto altri fornitori perché avevano assoluto bisogno dei prodotti? Questi clienti torneranno ad acquistare da noi finita l’emergenza?

Quindi anche il rapporto con i fornitori è un aspetto delicato da affrontare, se è possibile farlo. E’ praticabile il rimborso? La sospensione dei pagamenti? E’ possibile una gestione coordinata e comune della crisi?

Un altro aspetto importante riguarda la messa in sicurezza del personale, che nel caso sia operativo deve essere tutelato prendendo tutti gli accorgimenti dovuti nel rispetto di protocolli rigorosissimi per assicurare il ciclo produttivo.

La seconda area di lavoro è quella dello studio. Bisogna formarsi, migliorare le proprie competenze, approfondire analisi, analizzare il contesto e la sua evoluzione. Scambiarsi conoscenze, opinioni, idee.
Questa è propedeutica alla fase successiva che riguarda l’impostazione del rilancio.

Occorre (ri)pensare a come ripartire, come proporsi, cosa cambiare internamente e verso l’esterno, come evolvere rispetto ad una situazione che sarà differente sotto vari punti di vista. Come cambieranno i modelli di comportamento ed il processo di acquisto dei nostri clienti? Quale sarà il Valore che dovremo consegnare al nostro mercato di riferimento? Quanto potenziare la trasformazione digitale? E’ il caso di rimodellare il modello di business? Ci sono minacce o opportunità di acquisizioni, fusioni, integrazioni?
Anche qui è consigliabile ipotizzare scenari diversi sui quali è probabile ci si muoverà in futuro.

Naturalmente è più semplice lavorare sulla formazione e sulle strategie di sviluppo quando si è più sereni nella prima area, quella della liquidità.

Ci troviamo ora come una squadra nella fase di preparazione al campionato, che però sarà giocato con alcune regole importanti nuove rispetto al precedente e per le quali occorre essere pronti per non subire pesanti sconfitte.

A parità di condizioni di partenza, la situazione che si presenterà sarà la stessa per tutti, ma non saranno tutti a coglierne le opportunità. Bisognerà essere preparati e pronti per saperle leggere.
Questa grande crisi sta cambiando molte abitudini, molti processi, molte priorità.

Pensiamo al commercio elettronico, allo smart working, all’home delivery.
Le vendite on line nel 2019 erano ca. 31,6 Miliardi di Euro, con un trend sempre positivo negli anni. Gli acquisti di prodotti fisici avevano superato da un po’ di tempo in valore quelli dei servizi, a dimostrazione della crescita anche strutturale di tutto il sistema (ricordiamo infatti l’importanza della logistica per la vendita di beni tangibili).
Ma nelle ultime settimane il settore è proprio esploso. Sicuramente molte persone hanno potenziato la loro già alta attività di acquisto on line, ma tantissime hanno iniziato ad utilizzare questa modalità e per molte di loro sarà normale poi continuare. Secondo una ricerca lampo di Netcomm (associazione delle principali aziende di commercio online), il 75% degli acquirenti online in questo periodo non aveva mai sperimentato l’e–commerce in precedenza. Pertanto questo è un esempio di potenziale sviluppo per diverse aziende.

Anzi, a questo proposito occorre dire che è un’opportunità persa per le imprese che non si erano organizzate prima, ma che avevano tutte le potenzialità per farlo (economiche, di mercato, di cultura della propria clientela e altro).

Anche l’home delivery nel settore alimentare ha avuto un boom eccezionale, con consegne previste non prima di 15–20 giorni dall’ordine sul sito o addirittura bloccate per risorse insufficienti a soddisfare tutte le richieste in alcune città. Ma questo è anche comprensibile perché l’evento è straordinario.

Si prevede un’accelerazione sullo sviluppo B2C, con canali sempre più corti. In questo contesto, quale ruolo per gli agenti di vendita, che già stanno vivendo una grande trasformazione? E quale per gli altri attori del canale distributivo?

Per lavorare sulle tre aree individuate occorre predisporre un piano di contingenza che preveda gli aspetti da affrontare e gestire per ciascuna di esse con le relative responsabilità. E’ necessario creare dei gruppi di lavoro, integrando le diverse competenze presenti in azienda, più o meno articolati in base alle dimensioni dell’organizzazione.
Gli stessi gruppi devono essere formati da professionalità diverse in base all’area di lavoro da affrontare.
Il piano deve riportare gli ambiti su cui lavorare, gli obiettivi da raggiungere, le risorse disponibili e le azioni e le tempistiche di realizzazione.

Per molte aziende si tratta di progettare un vero e proprio piano di sopravvivenza perché purtroppo avranno come area prioritaria e quasi esclusiva quella di breve termine, mentre altre potranno permettersi un respiro maggiore.

Per tutte, invece, vale un concetto: solo lavorando insieme, aggregando verso un obiettivo comune ogni risorsa e ogni forza interna ed esterna del proprio ambiente di riferimento, è possibile uscire da questa crisi, perché se è vero che da soli non si va lontano già in tempi normali, in questo contesto non si va proprio.

#insiemecelafaremo



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